Monte Sibilla Settembre-Ottobre 2015

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“Sulle Tracce della Sibilla – Escursione  2015” 

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Escursione sul Monte Sibilla e alla sua grotta

costo 15 €

RITROVO: ore 9:30 ritrovo presso piazza centrale di Montemonaco

DIFFICOLTA’: facile-turistica (per escursionisti abituali ed esperti) media/difficile (per principianti o escursionisti occasionalii)

DURATA: 3-4 ore (per escursioni abituali ed esperti) 5-6 ore (per principianti o escursionisti occasionali)

POSSIBILI PERICOLI: piccoli tratti esposti, non ideali per chi soffre di vertigini, un piccolo tratto di 3-5 metri con “ferratina”, ma facilmente superabile con un minimo di accuratezza

EQUIPAGGIAMENTO: vestirsi a strati
guanti, cuffie, paravento e pile al seguito!!!!

FINE ESCURSIONE PREVISTA: 16:00-17:00

per info e prenotazioni:
info@camosciosibilliini.it
3282864307 o 3338077175
www.camosciosibillini.it

Descrizione:

Ci troviamo di fronte alla montagna più misteriosa non solo dei Monti Azzurri ma di tutto l’Appennino: la Sibilla come ormai viene chiamata…come se fosse una nostra amica, una nostra compagna, una conoscente..

Tra tutte le vette dei Sibillini, non è che sia un mostro di altezza (anche se supera abbondantemente i 2.000 metri e per la precisione 2.173); ce ne sono diverse più alte, ma quell’alone misterioso che la circonda è veramente qualcosa di speciale.

La fata che vi abitava, ancora fa sentire la sua presenza…se si sale in cima senza sapere cosa c’è dietro quella montagna, tanto vale starsene comodamente a casa datemi retta.

Il potere della leggenda è forte qui; tutto è nato da questa vetta, è il fulcro delle storie che, di voci in voci, girano per i sentieri dei MontiAzzurri ed è da questo monte che prende il nome l’intera catena dei Monti Sibillini. Non sottovalutatela..

Scherzosamente chiesi ad un signore anziano, arrivato in prossimità di quello che è rimasto della grotta, se la fata si era fatta vedere, se c’era ancora e lui mi rispose: –Finchè non riusciamo a vederla, lei c’è sempre….– E’ proprio vero, le leggende non muoiono mai.

L’escursione alla Sibilla non è come tutte le altre; è un misto tra storia, fantasia, cavalli e cavalieri che hanno raggiunto questi luoghi in epoche lontane, fate e negromanti…non ci sono parole per descrivere le emozioni che infonde se si è proiettati un pò con la mente a 600-700 anni fa…..anche il leggendario Zorro sembra aver posto la sua firma!

Una vetta molto particolare, appuntita ed anche stretta e se si sale dal versante del rifugio, bisogna superare anche la sua corona.

Non poteva essere altrimenti, la regina delle fate ha per forza una corona. Insieme ad altri due monti più alti, Cima Vallelunga ed il Porche, forma una catena montuosa che divide la Valtenna con l’inizio della Valle del Lago; la prima stretta, angusta con la gola dell’Infernaccio sullo sfondo che sfocia proprio sotta la Sibilla con Capotenna, la seconda una valle più ampia con Foce punto di partenza per il Lago di Pilato.

La Sibilla domina quello che rappresenta, per l’intero territorio nazionale, uno dei parchi nazionali più ricchi non solo dal punto di vista faunistico!!

LE LEGGENDE SULLA FATA: IL SUO SPIRITO PERDURA NEL TEMPO

L’alba dalla Sibilla è deliziosa. Quel giorno la fata aveva fatto uno dei suoi incantesimi: si vedeva il riflesso del Sole sul mare ancor prima di vederlo direttamente.

Il monte Sibilla è stato da sempre meta di pellegrinaggi continui da parte di cavalieri in cerca di avventure, di maghi, di Negromanti intenti ad incontrare  la fata che abitava la famosa grotta la quale con inganni, tranelli e incantesimi prometteva ricchezze e piaceri tra i più perversi a discapito della prorpia anima che doveva essere donata ai demoni.

Il Guerrin Meschino, protagonista del romanzo di Andrea da Barberino, fu uno dei tanti cavalieri che incontrò la fata della Sibilla.

Nel quinto capitolo Andrea, narra le eroiche avventure all’interno della grotta, dell’impavido cavaliere alimentando da quel momento in poi la fiamma della leggenda e di mistero che non si è più spenta

LA GROTTA DELLA FATA SIBILLA: LA CRONISTORIA

Il monte Sibilla, non è il più alto della catena dei Monti Sibillini, eppure ha dato il nome a questa straordinaria dorsale italiana ricca di magia e leggende.

La conoscenza della grotta, è risalente all’età della preistoria ma le prime testimonianze letterarie risalgono al periodo dello storico latino Svetonio vissuto dal 70 al 126 dc parlando di Vitellio, vincitore della battaglia di Bedriaco, il quale, tornado a Roma attraversando i Monti Sibillini, sembra si sia fermato a “celebrare una sacra veglia sui gioghi dell’Appennino”; probabilmente l’oracolo della Sibilla.

E’ più recente invece (si fa per dire), la prima notizia scritta della grotta e della sua misteriosissima “entità” che l’abitava; siamo intorno al 1410 con l’avvento di un personaggio molto famoso nel periodo della letteratura medioevale: il Guerrin Meschino di Andrea Barberino.

La grotta, che un tempo fu la dimora della fata incantatrice (probabilmente lo è ancora…), è situata al di sotto della sua vetta sul versante sud per intenderci quello che sovrasta la vallata con il piccolo paese di Foce e si trova ad una quota di 2.123 metri.

LA SIBILLA DI ANTOINE DE LA SALE

Le leggende che si perdono e ci seguono nei meandri dei Monti Sibillini, hanno avuto nel cosrso dei tempi, diverse interpretazioni logica conseguenza di una fantasia popolare che, soprattutto nel periodo medioevale, galoppava a mille a l’ora incentivata ancor di più da tentativi di incantesimi, di rievocazioni di spiriti maligni, di superstizioni, di maghi e negromanti che cercavano in ogni modo di tenere nell’ombra le masse popolari.

Antoine  De La Sale, nacque in Provenza nel 1388 (non è sicurissimo) e la maggior parte della sua vita fu legata alla casa d’Angiò e questo spiegherebbe i suoi molti soggiorni in Italia. Ultimo dei suoi viaggi nel nostro paese, nel 1438 quando il re Renato succedette a Luigi III d’Angiò sul trono di Sicilia. Renato d’Angiò affidò a De La Sale, l’istruzione e l’educazione del figlio Giovanni duca di Calabria.

Prima di tutto questo, quando l’età matura lo indusse ad abbandonare la spada per dedicarsi alla sua vena letteraria, fu incaricato di diverse missioni e la sua vita non si può dire che non fosse movimentata: soldato ed anche crociato fino ad avventuriero dove il suo spirito lo portò alle pendici dei Monti Sibillini.

L’INTREPIDO GUERRIN MESCHINO

Quella di Andrea da Barberino, è certamente la leggenda più amata dagli abitanti dei paesi dei Monti Sibillini.

Istancabile compositore di romanzi cavallereschi, Andrea nacque a Barberino di Valdelsa nel 1370 mentre la data della sua morte resta un mistero.

L’opera molto apprezzata dalla sete di avventure fantastiche da parte della curiosità popolare, è per l’appunto “Il Guerrin Meschino”, instancabile cavaliere alla ricerca delle proprie origini. Dopo aver girato tutto il mondo con scarsi risultati, si ritrova ai piedi dei Monti Sibillini, in terra di Norcia, dove aveva sentito parlare di una fata che dimorava in una vicina montagna capace di svelargli il nome di suo padre e la stirpe di appartenenza.

DAL RIFUGIO, IL SENTIERO PIU’ BREVE PER FAR VISITA ALLA FATA (difficoltà E)

Senza dubbio, questo è il percorso più breve per raggiungere il Monte Sibilla. Si arriva con l’auto nei pressi del rifugio ad una quota di 1.540 metri attraverso una strada bianca lunga circa 5 Km tranquillamente percorribile.

Questo è un bel vantaggio: a piedi dovete superare un dislivello di soli 630 metri.

Il sentiero, (il N. 155 sulla cartina), non è che sia eccessivamente difficoltoso ma va classificato con un grado di difficoltà E per l’altitudine, (si superano comunque i 2.000 metri) e poi perchè da questo lato bisogna “scalare” la sua stupenda Corona un breve tratto dove, aiutarsi con una corda già sul posto, è consigliabile.