Fauna dei Sibillini

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La fauna dei Sibillini è molto interessante. In particolare, fra i mammiferi ricordiamo il lupo, l’elusivo gatto selvatico,l’istrice, che diffusosi solo da qualche decennio, occupa le zone più termofile, il cinghiale e il capriolo. Grazie a specifici progetti di reintroduzione oggi nel Parco sono tornati a vivere il cervo e il camoscio appenninico. Fra gli uccelli sono invece da ricordare l’aquila reale, che dall’istituzione del parco ha iniziato a nidificare anche in zone abbandonate da anni, l’astore e lo sparviero, tipici abitatori dell’ambiente boschivo e il falco pellegrino. Fra gli strigiformi è invece presente il gufo reale, mentre fra i galliformi, la coturnice meridionale. Frequenti sono anche il gracchio alpino e il gracchio corallino. Interessante è inoltre la presenza del piviere tortolino, del codirossone, del sordone, del fringuello alpino e del picchio muraiolo. Fra i rettili è particolarmente interessante la presenza della vipera dell’Ursini che sui M. Sibillini raggiunge il limite settentrionale di diffusione in Italia. Quanto agli invertebrati ricordiamo il chirocefalo del Marchesoni, endemico del lago di Pilato, la rarissima rosalia alpina e l’ululone dal ventre giallo fra gli anfibi

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Lupo Sibillini

Il lupo è stato sempre considerato un grande nemico dell’uomo. Questo ha determinato una ingiustificata persecuzione che ha portato la specie a rischio di estinzione. Alla fine degli anni 70 rimanevano sull’Appennino pochissimi esemplari, alcuni dei quali sui Monti Sibillini. Negli anni successivi, grazie alla protezione della specie, il numero di lupi è notevolmente aumentato (400-500 esemplari stimati in Italia). Oggi è stabilmente presente su tutta la catena appeninica ed ha ricolonizzato anche l’arco alpino.

LE DIMENSIONI
La sottospecie canis lupus italicus è di taglia marcatamente più piccola dei lupi siberiani e nordamericani; il peso del maschio si aggira intorno ai 35 Kg, mentre quello della femmina attorno ai 25. La lunghezza del corpo varia dai 100 ai 140 cm, oltre alla coda, mentre l’altezza di un adulto (al garrese) varia dai 50 ai 70 cm.

L’ASPETTO (morfologia)
L’aspetto di un lupo ricorda quello di un pastore tedesco, dal quale però si differenzia per molti caratteri. Le orecchie sono corte, appuntite e sempre erette, gli occhi di colore giallo dal taglio obliquo. Il mantello, scuro nei cuccioli, ha una base marrone rossiccio negli adulti, con sfumature grigio scure nella regioni dorsale e cervicale e sulla superficie superiore dei padiglioni auricolari.I fianchi, le spalle e parte del muso presentano un colore grigio più chiaro.

L’HABITAT
Il lupo è un animale in grado di adattarsi ad ambienti molto diversificati. Predilige comunque l’ambiente montano dove trova riparo nei boschi di latifoglie e nelle macchie, in ambienti integri scarsamente frequentati.

L’ALIMENTAZIONE
E’ rigorosamente carnivora, solo occasionalmente integrata da frutti o erbe, a funzione digestiva – depurativa. Un lupo adulto necessita di 1,5 – 3 Kg di carne al giorno, ma può restare digiuno per diversi giorni in caso di mancanza di prede. La tendenza alla vita in gruppo fa si che i lupi collaborino spesso anche nella caccia, soprattutto quando le prede sono di dimensioni consistenti (cervi, caprioli, ecc..). Il lupo si nutre comunque anche di prede di dimensioni minori, quali: lepri, roditori, uccelli.

LA RIPRRODUZIONE
La maturità sessuale viene raggiunta al secondo anno di vita. La stagione degli amori si concentra nei mesi di febbraio-marzo. La gestazione dura due mesi; le femmine al primo parto danno in genere alla luce due o 3 piccoli, quelle più mature anche 6-7 cuccioli.

LA VITA SOCIALE
La vita media del lupo è di 8 – 10 anni. Essi vivono in branchi le cui dimensioni variano a seconda dell’ambiente di vita e dell’ecologia alimentare. Laddove sono presenti prede di grandi dimensioni i branchi sono più numerosi, ma spesso sull’Appennino il branco è ridotto al singolo nucleo familiare. La struttura sociale è articolata in una doppia gerarchia: esistono infatti un maschio dominante (maschio alfa), e una femmina dominante (femmina alfa). Le due gerarchie sessuali non sono tra loro interdipendendi, esse sono infatti caratterizzate da una complessa serie di interazioni di dominanza/sottomissione fra la gerarchia maschile e la femminile. Nei cuccioli la gerarchia è unica nel corso del primo anno di vita. In un branco solo la coppia dominante si accoppia per riprodursi; ciò nonostante i conflitti solo raramente sono violenti. Essi sono infatti caratterizzati da particolari posture, atteggiamenti e vocalizzi attraverso i quali ciascuno dei contendenti percepisce la propria possibilitàdi successo in caso di uno scontro diretto, evitando quindi lo stesso.

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Gatto Selvatico Sibillini

Il gatto selvatico è presente in Italia con due sottospecie: Felis silvestris silvestris presente nell’ Italia Continentale e Felis silvestris lybica, presente in Sardegna. La presenza nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini è certa, anche se il suo carattere particolarmente elusivo ne rende difficile l’avvistamento.

LE DIMENSIONI
Variano in maniera considerevole tra maschio e femmina. I primi, di dimensioni molto più grandi, hanno un peso variabile tra i 3,5 e i 5,5 Kg e una lunghezza tra i 45 e i 70 cm.

L’ASPETTO (morfologia)
Assomiglia al gatto domestico, da cui si distingue però per diversi caratteri. Gli arti sono più slanciati ed il tronco più allungato, la colorazione del mantello inoltre non è variabile come quella del gatto domestico. Il pelo è lungo e folto, specialmente in inverno, la coda grossa, folta e breve negli esemplari adulti. Presenta un mantello con colorazione di base grigio giallastro, grigio argenteo, ma sono le striature l’elemento caratterizzante. Di colore scuro, le striature ornano verticalmente la testa; una banda nera percorre il corpo dalla base del collo fino alla radice della coda. Quest’ultima è caratterizzata dalla punta nera ed è ornata da 2 a 4 anelli dello stesso colore.

L’HABITAT
Il gatto selvatico vive, sui Sibillini, nei boschi misti delle aree collinari e nelle faggete montane, prediligendo le zone più impervie e quindi meno frequentate.

L’ALIMENTAZIONE
Esclusivamente carnivoro, il gatto selvatico basa la sua alimentazione su piccole prede: roditori,lepri, uccelli e rettili. Caccia le sue prede prevalentemente nelle ore notturne.

LA RIPRRODUZIONE
Raggiunge la maturità sessuale dopo circa 10 mesi. Il periodo riproduttivo è compreso tra gennaio e marzo. La stagione degli amori grazie ai forti richiami vocali emessi è uno degli strumenti migliori per accertare la presenza del gatto selvatico. Dopo una gestazione che dura dai 63 ai 68 giorni, ogni femmina dà alla luce da 2 a 4 cuccioli. che verranno svezzati dopo circa 90 giorni. La piena autonomia dei piccoli viene conquistata a partire dal sesto mese di vita.

LE ABITUDINI
Il gatto selvatico conduce una vita prevalentemente solitaria ed è più attivo nelle ore notturne. Agilissimo, ama arrampicarsi sugli alberi, anche se caccia prevalentemente al suolo. La caccia avviene in un territorio ben circoscritto che il maschio marca con feci e urine. Nel proprio territorio il gatto selvatico individua più rifugi, spesso tane abbandonate di altri animali, poste in luoghi davvero inaccessibili.

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Cervo europeo (Cervus helaphus)

Il cervo è tornato a vivere sui Monti Sibillini, dopo quasi 200 anni dalla sua scomparsa, grazie ad un progetto di reintroduzione realizzato dal Parco. Alcuni esemplari sono stati liberati in natura, mentre altre vivono in semilibertà nel Centro faunistico, situato nel Comune di Castelsantangelo sul Nera.

LE DIMENSIONI
Il maschio, sensibilmente più grande della femmina ha una lunghezza tra i 185 e i 210 cm, un’altezza da 105 a 140 cm e un peso variabile tra i 100 e i 300 Kg.  la femmina ha una lunghezza tra i 150 e i 180 cm, un’altezza da 95 a 110 cm e un peso variabile tra i 70 e i 130 Kg. I cerbiatti pesano alla nascita da 7 a 13 Kg.

L’ASPETTO (morfologia)
Varia tra maschio e femmina e a seconda dell’età. Il muso, appuntito fino al primo anno di vita, tende ad assumere una forma triangolare, il collo da sottile, nei maschi tende progressivamente ad ingrossarsi, come anche la criniera che diventa più folta. Ciò che in maniera più evidente differenzia i due sessi è la presenza, solo nel maschio, dei palchi (le “corna” dei cervidi). Essi sono caduchi, infatti cadono tra febbraio e marzo e ricrescono, ramificandosi ogni anno di più. Dalle loro dimensioni e dalle ramificazioni possiamo infatti stabilire l’età dei diversi esemplari. La “pulitura” del “velluto” che riveste i palchi, avviene tra luglio e settembre, quando ormai essi hanno raggiunto il massimo sviluppo. Il mantello presenta una colorazione bruno rossastra, più chiara sul ventre. Dopo la muta autunnale il mantello si scurisce e assume una colorazione  grigio bruno. Nei cerbiatti il manto è rossiccio e presenta delle caratteristiche macchioline biancastre.

L’HABITAT
E’ costituito da vaste estensioni forestali di conifere o di latifoglie, intervallate da ampie radure. Il bosco è il suo riparo naturale e quando si sposta in aree aperte predilige quelle ad esso limitrofe.

L’ALIMENTAZIONE
Il cervo, rigorosamente erbivoro, ha una discreta capacità di adattamento e cambia la propria dieta a seconda delle stagioni e della disponibilità di cibo. In autunno e in inverno si ciba di frutti selvatici ed erba secca e, quando questi cominciano a scarseggiare, di corteccia di alberi. In primavera ed estate  si nutre invece di varie specie foraggiere, di gemme e frutti selvatici.

LA RIPRODUZIONE
La maturità sessuale fisiologica viene raggiunta tra il primo e il secondo anno di vita, mentre quella psicologica si ha per i maschi tra i sette e gli otto anni, mentre per le femmine a partire dal terzo anno di vita. La gestazione dura da 226 a 236 giorni e di norma viene partorito un solo piccolo, raramente 2. Le nascite si concentrano nei mesi di maggio – giugno

LE ABITUDINI
La durata di vita del cervo, in natura, non supera generalmente i 17-18 anni. I cervi vivono in branchi composti da femmine e giovani maschi di 1 anno. I maschi anziani vivono solitari, presentando un certo grado di territorialità, mentre quelli più giovani, subadulti e maturi (cioè che non hanno o hanno rispettivamente raggiunto la maturità sessuale, formano piccoli gruppi. Nel periodo degli amori i maschi si uniscono ai branchi delle femmine ed emettono i caratteristici bramiti, forti suoni che hanno funzione di richiamo sessuale. Per conquistare le femmine e formare un proprio harem spesso i maschi adulti di età simili lottano, in modo poco cruento, spingendosi con le corna. Più elevato è il grado gerarchico del maschio, maggiore è il numero di femmine che compongono l’harem. Durante la fase di parto i branchi si scindono per formare unità familiari composte dalla madre, dal figlio di un anno e dal nuovo nato.

REINTRODUZIONE DEL CERVO NEL PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI

Grazie ad un progetto di reintroduzione, il cervo è tornato a vivere sui Monti Sibillini. Tra il 2005 e il 2006, infatti, sono stati immessi in natura, nel territorio del Comune di Castelsantangelo sul Nera (MC), 49 esemplari di Cervo, di cui 18 maschi e 31 femmine, provenienti della Foresta Demaniale di Tarvisio. Mediante la tecnica del radiotracking, gli zoologi seguono attentamente gli spostamenti e le attività degli animali, che possono essere localizzati grazie ai segnali emessi da appositi radiocollari. Quattro esemplari sono stati invece immessi nel centro faunistico, dove si hanno già due nuovi nati.

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Maschio di camoscio d'Abruzzo in mantello invernale in Val di Bove di Ussita

Grazie ad un articolato progetto  il camoscio appenninico torna a vivere sui Monti Sibillini. Ciò riveste una grande importanza per la conservazione di questa specie. Il Camoscio appenninico, infatti, è stato inserito dall’UICN nel 1996 nella lista rossa dei mammiferi in pericolo di estinzione, oltre ad essere inclusa nella direttiva Habitat del 1992, emanata dall’Unione Europea.

LE DIMENSIONI
La lunghezza varia  tra i 110 e i 130 cm, il peso del maschio può raggiungere i 45 Kg, mentre quello della femmina è tra i 30 e i 35 Kg.variabile tra i 100 e i 300 Kg. .

L’ASPETTO (morfologia)
Lo straordinario colore del mantello ha fatto conquistare al camoscio appenninico il titolo di “camoscio più bello del mondo.Il mantello si presenta di colore marrone chiaro in estate e più scuro in interno, con zone bianche sulla gola, sulla testa, sui quarti posteriori e sul collo, fino alle spalle, da cui parte una banda nera che si spinge fino alle zampe. Le corna sono lunghe anche più di 30 cm, sono rivolte verso l’alto e leggermente in avanti. Nella parte terminale sono ricurve all’indietro. Le corna, presenti in entrambi i sessi si accrescono di anno in anno; l’accrescimento forma una sorta di anelli, contando i quali è possibile conoscere l’età dell’esemplare. Gli zoccoli sono particolarmente adatti ad aderire alla roccia, ambiente prediletto dal camoscio. Divisi in due parti, possono infatti divaricarsi fino ad un angolo do 90°, così da aumentare la superficie di appoggio.

L’HABITAT
Predilige le zone al di sopra dei 1700 m di quota, ai margini superiori delle faggete, dove trova ceglie erbose e pendii rocciosi sui quali si muove conn straordinaria sicurezza e agilità, compiendo spettacolari balzi

L’ALIMENTAZIONE
La dieta è composta quasi esclusivamente da erbe che, nel periodo estivo si trovano in abbondanza nelle praterie montane. Nel periodo invernale, quando la neve ricopre i pacoli d’altura, i camosci scendono più a valle alla ricerca di cibo.

Branco di 30 camosci nel Monte Bove di Ussita - Agosto 2013

LA RIPRODUZIONE
La maturità sessuale viene raggiunta dai maschi intorno agli otto anni. Il periodo riproduttivo, ricorre una sola volta l’anno, tra i mesi di novembre e dicembre. Ogni femmina dà alla luce ,maggio e giugno, ad un solo piccolo, dopo una gestazione che varia dai 160 ai 180 giorni.L’allattamento si protrae fino all’autunno, ma la dieta del piccolo è integrata molto presto da erbe.

LE ABITUDINI
Le femmine, i cuccioli e i giovani di uno-due anni, vivono in branchi. I maschi, abbandonato il branco, formano dei piccoli gruppi, in cui vivono esemplari di età compresa tra i 2 e i 4 anni, che non hanno ancora raggiuntola maturità sessuale. Successivamente i maschi iniziano a vivere isolati, per riunirsi al branco nel periodo degli amori.Il diritto di accoppiarsi con le femmine e costituire il proprio harem, viene ottenuto a seguito di combattimenti, a volte anche violenti.